Critica

Rosario Pinto

Due letture critiche in due volumi della serie “Fra Tradizione e Innovazione” di Rosario Pinto che collocano l'opera di Aurora Mazzoldi tra consapevolezza della tradizione e tensione innovativa, con una figurazione capace di trasfigurare il reale in chiave psicologica e simbolica.

Fra Tradizione e Innovazione

Vol. 2 — Artisti Italiani da non Dimenticare

Tra debiti col passato e nuovi traguardi espressivi: una figurazione che sfiora l'iperfigurativo e trasfigura il reale in eidetica poetica.

Approfondimento critico di Rosario Pinto sull'opera di Aurora Mazzoldi, che unisce radici mitteleuropee, attenzione analitica al dettaglio e un intimismo cromatico capace di trasfigurare la realtà in chiave poetica e psicologica.

“La produzione pittorica di Aurora Mazzoldi ci conduce nel vivo delle esperienze d'una temperie figurativa che va alla ricerca d'un abbrivio originale e compiuto, avendo coscienza dei debiti col passato, ma essendo anche, al tempo stesso, orgogliosamente protesa verso nuovi traguardi propositivi.

Ed ancora più interessante si rivela la produzione di questa artista se teniamo conto del fatto che in essa si addensano ragioni refluenti non solo alla tradizione artistica, ma anche alle dinamiche più propriamente mitteleuropee, al cui interno, in fondo, la pittrice ha finito col vivere la sua esperienza umana e formativa non solo in relazione alla sua nascita nella regione del Trentino, ma anche per effetto delle esperienze maturate nei suoi viaggi in Austria, Francia ed Inghilterra.

La pittrice osserva con amorevole attenzione la realtà che la circonda e ne indaga con analisi accorta e puntuale tutte le sfaccettature, dirigendosi alla rappresentazione di oggetti e di figure con uno zelo figurativo che sfiora, talvolta, le regioni stesse della dimensione “iperfigurativa”.

A separare la nostra artista da questa precipua scansione creativa sono gli accenti di compiaciuto intimismo che caratterizzano la sua opera, e che si rivelano attraverso una predilezione per prospettive compositive e per cromie che fanno ricorso a soluzioni di sfumato che spostano, necessariamente, l'ordine logico della costruzione dell'immagine dal piano della restituzione oggettiva a quello della trasfigurazione eidetica.

Sono immagini, quelle della Mazzoldi, che non possono essere definite specificamente “oniriche”, giacché non rientrano nel novero d'una produzione “surreale” tout court, ma sono immagini che sconsigliano, al tempo stesso, una valutazione in termini di puntuale realismo, riuscendo, piuttosto, esemplari configurazioni d'un richiamo psicologico e d'un bisogno d'esternazione di sentimenti che si propongono – al di là di più corsivi cedimenti simbolistici, opportunamente evitati – come intriganti prodotti di idee che a mano a mano prendono corpo e si sostanziano di spessori.”

Fonte: Rosario Pinto, Fra Tradizione e Innovazione — Artisti italiani da non dimenticare, Vol. II, Napoli Nostra, 2011, pp. 185–188.

Vol. 3 — Artisti Europei da non Dimenticare

Verso una figurazione che indaga i temi psicologici e morali dell'esperienza umana, con una sensibilità femminile lucida e non divisiva.

Approfondimento critico di Rosario Pinto sulle dinamiche interiori ed esistenziali della pittura di Aurora Mazzoldi, dove la rappresentazione figurativa si intreccia con la ricerca psicologica e il riconoscimento di una peculiare sensibilità femminile.

“Un'analisi approfondita delle dinamiche creative della pittura di Aurora Mazzoldi ci mette di fronte alla attività di una pittrice che si dispone, con sempre più attenta ed intensa partecipazione personale, a fare della condizione di artista quella di interprete delle ragioni esistenziali e psicologiche che caratterizzano e distinguono i percorsi dell'umana presenza.

L'artista, sulla quale abbiamo già potuto lasciar soffermare la nostra riflessione sull'opera pittorica, mettendone in rilievo, peraltro, la disposizione ad indagare “con analisi accorta e puntuale tutte le sfaccettature, dirigendosi alla rappresentazione di oggetti e di figure con uno zelo figurativo che sfiora, talvolta, le regioni stesse della dimensione “iperfigurativa”, può e deve essere analizzata, in incrementazione di approfondimento critico, come personalità particolarmente versata alla comprensione ed alla trascrizione pittorica di quei temi psicologici e morali che distinguono il vissuto individuale più intimo e prezioso di ogni coscienza umana.

Giova senz'altro all'artista, nell'intervento di accostamento alle cose e alle coscienze, l'acuta sensibilità e la capacità indagatrice che sceglie di osservare il dettaglio delle cose non nella dimensione particellare del frammento, ma nella consistenza più addentrata di specificità addensata, di luogo, cioè, in cui il concentrarsi della pregnanza contenutistica presenta il suo livello più intenso di pienezza di senso.

La disposizione ad una rappresentazione figurativa in cui l'oggettivazione della proposizione oggettuale avvenga non come mera trascrizione di fedeltà riproduttiva dell'oggetto, ma come tentativo di addentrarsi nelle regioni più profonde della consistenza fenomenologica del reale, dà ragione di quell'intensità contenutistica che distingue e privilegia la ricerca formale della Mazzoldi. Ciò che si afferma, inoltre, è la vivida coscienza d'una peculiarità femminile, non osservata mai con la prospettiva discriminante ed esclusiva d'una divisione “di genere”, ma con la consapevolezza matura di mettere in rilievo una peculiarità preziosa, che costituisce, ben oltre le dimensioni della dialettica delle parti, un fattore determinante per la costruzione della completezza dell'essere.

Opportunamente, soffermandosi su questo aspetto specifico della pittura della Mazzoldi, Gianluigi Guarnieri ha messo in evidenza che “l'artista interpreta la figura femminile in una dimensione di rarefatta solitudine e severità, colta nell'attimo più inquieto dell'esistenza”, aggiungendo che “linee dinamiche sfiorano i corpi, accarezzano i visi dolci e tristi, rendono sinuosi i pensieri, indirizzandosi verso una dimensione trasognata.” (29)

Un percorso di lettura all'interno di sé costituisce, in sostanza, l'obiettivo che l'artista sa dare alla sua ricerca, avendo noi conto di osservare che, in questo percorso introspettivo, non c'è solitudine personale o ripiegamento sconsolato della coscienza individuale, ma consapevolezza, piuttosto, che all'interno di ciascuno di noi si annidano non solo le istanze del nostro personale vissuto, ma quelle dell'intera umanità di cui ogni nostra particolare sensibilità costituisce specchio ed occasione rivelativa. Conoscere se stessi, potremmo dire, significa dirigersi alla comprensione del mondo, un mondo che la disposizione “introspettiva” ci aiuta a riconoscere meglio nelle sue proprietà storiche e determinative.”

Fonte: Rosario Pinto, Fra Tradizione e Innovazione — Artisti europei da non dimenticare, Vol. III, Napoli Nostra, 2015, pp. 178–179.

Critico: Rosario Pinto — Napoli Nostra Titolo della recensione: “Fra Tradizione e Innovazione” Volumi: Vol. II — Artisti italiani da non dimenticare (2011) · Vol. III — Artisti europei da non dimenticare (2015) Anni: 2011 · 2015 Origine: Libri della collana Fra Tradizione e Innovazione Pubblicazione: Napoli Nostra, Vol. II, 2011, pp. 185–188 · Napoli Nostra, Vol. III, 2015, pp. 178–179

Caption: Fra Tradizione e Innovazione — Vol. II (2011), copertina
Caption: Fra Tradizione e Innovazione — Vol. II (2011), copertina
Caption: Fra Tradizione e Innovazione — Vol. III (2015), copertina
Caption: Fra Tradizione e Innovazione — Vol. III (2015), copertina